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Abbadoscala.jpgCronache del Wanderer - n°150: Abbado alla Scala - recensione (Vittorio Mascherpa)

Claudio Abbado alla Scala




Claudio Abbado, di tredici anni più anziano di me, ha accompagnato e accompagna la mia vita d'ascoltatore e spettatore musicale dal novembre 1965, data in cui lo sentii dirigere per la prima volta, con presenze che s'imposero rapidamente come decisive all'attenzione della migliore parte del pubblico e della critica. Posso, quindi, dire in limine che è fonte d'intensa emozione guardare le immagini, scorrere la cronologia, leggere i saggi e gl'interventi raccolti nel ricco volume Claudio Abbado alla Scala, firmato da Angela Ida De Benedictis e Vincenzina C. Ottomano, e pubblicato in queste settimane per i settantacinque anni del Maestro dalle Edizioni del teatro con i tipi di Rizzoli.
Man mano che s'avanza nella lettura, prende corpo anche una forma di gratitudine per le autrici che, all'incirca una generazione più giovani di me e di moltissimi ammiratori dell'arte direttoriale di Claudio Abbado, hanno saputo ricercare con lavoro affettuoso e solido, e poi rendere con scorrevolezza di dettato, il clima, le speranze, gli entusiasmi, i disinganni di un'epoca dalla quale ormai ci separano profondi mutamenti e innovazioni nei mezzi e nello stile della comunicazione, personale e di massa, e direi anche nei modi della convivenza civile. A questo risultato le autrici sono potute giungere anche grazie a numerosi incontri con il Maestro, avvenuti nel corso degli anni 2008 e 2002 a Lucerna, Alghero Salisburgo Ferrara, Brescia e Sils Maria: la data del 2002, esplicitamente indicata dalla De Benedictis, m'induce a supporre che l'idea del volume fosse nata già in occasione del settantesimo compleanno.

Il volume, dopo brevi pagine di presentazione del sovrintendente Lissner e di Cesare Mazzonis, e un "intervento" dello stesso Abbado, che traccia un bilancio estremamente sobrio del proprio periodo milanese, s'apre con uno Zeittafel, ossia «Appunti per una biografia», che riassume anno per anno gli eventi considerati più significativi nell'itinerario artistico del Maestro. Seguono due ampi saggi, scritti rispettivamente dalla De Benedictis e dalla Ottomano, con opportune affinità di struttura e di metodo espositivo, sull'attività di direttore sinfonico e di direttore d'opera svolta da Abbado alla Scala tra il 1960 e il 1986, restando affidato al primo di essi, felicemente sottotitolato «Un viaggio nell'arcipelago scaligero di Abbado», il compito d'un più articolato riferimento alle vicende culturali del tempo, e al secondo quello di sottolineare maggiormente alcuni aspetti di costume, com'è naturale trattando d'una forma di spettacolo storicamente più "mondana", qual è l'opera rispetto all'attività concertistica.

Un'ampia sezione iconografica, i cui "pezzi sono d'elevata qualità e oculatamente scelti, permette poi di rivivere in parte quegli anni a chi ne fu partecipe, e di farsene un'idea a chi è più giovane . Segue una piccola scelta di dichiarazioni di Claudio Abbado, caratterizzate come suo costume, da una grande aderenza agli argomenti trattati (oggi si direbbe, forse, da una "fattualità estremamente sintetica").

Viene poi la volta degl'indirizzi augurali d'una buona ventina di "colleghi" del Maestro nei suoi anni scaligeri: mi sembra naturale sottolineare il grandissimo calore e l'immediatezza di quelli firmati da Bruno Canino, Mirella Freni, Teresa Berganza e le pirotecnico-profonde invenzioni in quello "oltre la Scala" di Roberto Benigni.

Completano il volume: la cronologia completa delle direzioni abbadiane alla Scala, desunta dalle pubblicazioni ufficiali del teatro, con i programmi dettagliati e tutti i co-interpreti; gl'indici degli spettacoli, dei nomi e delle opere; una biografia essenziale.

A fianco dell'intento documentario, raggiunto con insolita (e pressoché impeccabile) precisione di riferimenti, il saggio della De Benedictis rende alla perfezione, con alcune felici frasi nodali naturalmente inserite nel contesto narrativo, quelli che sono stati i caratteri salienti del significato culturale degli anni di Claudio Abbado alla Scala: giunto nel 1968 alla direzione musicale dell'orchestra, avviò subito «vicendevoli e proficui scambi tra orchestre e teatri». La composizione dei programmi venne rapidamente sottratta al gusto "antologico" allora dominante, e manifestò una sicura «tendenza a focalizzarsi su un tema centrale», ricordando sempre quanto «la musica del passato sia inseparabile da quella del presente». Quindi, «scorrere le pagine della cronologia insieme ad Abbado è un emozionante percorso nel ricordo. Nome dopo nome, gli occhi si illuminano e la memoria si affaccia con l'erraticità tipica della riminescenza ritrovata». E riportiamo, con l'autrice, le parole di grande significato e trattenuta commozione con cui lo stesso Abbado riassume la vicenda d'una cantanti più amate dalla mia generazione: «Di Lucia Valentini Terrani ricordo la sua prima audizione con me alla Scala. Fu tradita dall'emozione ma, nonostante tutto, si riusciva a percepire nella sua voce quel timbro inconfondibile che la contraddistingueva e che l'ha resa uno dei mezzosoprani più importanti nel mondo. Dopo quell'audizione fu scritturata con successo nel 1973 per la Cenerentola...».
In margine a questa pagina in cui Abbado "parla" in prima persona, è pubblicato, molto opportunamente, l'elenco dei 20 e più diversi quartetti vocali con cui, tra il 1971 e il 1985, diresse a Milano e nel mondo il Requiem di Verdi. Osserva la De Benedictis: «sebbene alcuni nomi ricorrano ciclicamente, non un quartetto ritorna identico al precedente, talché nella varietà dei timbri e dei colori vocali si riflette l'aura dell'unicità delle singole esecuzioni». Ho sottolineato queste ultime parole perché, a mio parere, rendono benissimo l'esperienza sempre nuova e appagante di chi segue Abbado d'esecuzione in esecuzione della stessa opera musicale: non soltanto da ascoltatore ma anche da esecutore, come osservò nel 2002 il violoncellista Georg Faust nel suo contributo agl'indirizzi di commiato dei Berliner dal Maestro che li aveva diretti per dodici anni. In questo senso, conclude la De Benedictis, il "far musica" di Claudio Abbado è stato ed è «volontà di esprimere … i cambiamenti insiti nel passare del tempo» e «anche sviluppo dell'ambiente culturale in cui opera».

Il successivo saggio sull'attività svolta da Claudio Abbado alla Scala («La scrittura di una storia: vent'anni di produzioni liriche alla Scala») sgombra subito il campo da uno degli equivoci prediletti da chi non conosce direttamente il suo magistero e la sua sensibilità di direttore "in buca": nelle parole d'Eugenio Gara, citate nel saggio della Ottomano, già in occasione dei Capuleti e Montecchi del 1966, il giovane maestro dimostrò «il raro dono … di assecondare, pur senza scadimenti di gusto, le impegnative esigenze dei cantanti».
(E di questo «raro dono», mi permetto d'aggiungere io, molti "Abbadiani itineranti" ebbero conferme precise trenta e più anni dopo a Salisburgo, quando celebri cantanti, un po' in affanno in Otello o nel Simon Boccanegra, furono sostenuti da Abbado con prontezza, naturalezza e perfetto senso dell'insieme.)
Tra i maggiori elementi d'interesse del saggio ricorderei le sintesi della precedente vicenda esecutiva dei titoli presentati da Abbado e i chiarimenti su alcuni punti che, nei decenni passati, sono diventati oggetto di favole o confusioni: dai motivi per i quali il balletto non fu compreso nei Macbeth del 1975, '79 e '85, nonostante l'interesse dichiarato dal direttore per queste musiche, alle circostanze della nascita (per la seconda posteriore agli anni scaligeri) delle suite da concerto dal Gran sole e dal Prometeo di Nono. Ad epitome di tutta l'attività di quei due decenni ricorderei infine le parole, riportate dalla Ottomano, con le quali Abbado stesso commentò, nel dicembre 1981, la recente esperienza del Lohengrin in un'intervista rilasciata a Enrico Castellani: «posso per ora ritenermi soddisfatto ma in futuro cercherò di scavare nella partitura ancora più a fondo».
D'altra parte (e confido che la giovane autrice voglia intendere queste osservazioni come un auspicio d'ogni futuro successo), alcuni passaggi e affermazioni avrebbero richiesto, a mio parere, una più accurata verifica o una migliore accuratezza, perché potesse riconoscersi anche a questo saggio anche un oggettivo valore documentale. Un esempio ne è la disinvoltura con la quale s'afferma che nella «quasi bicentenaria storia del teatro, nel 1968 il Don Carlo inaugura per la prima volta una stagione lirica»: scontata l'irrilevanza, nel contesto, dei quasi novant'anni trascorsi tra l'entrata in funzione del teatro e la creazione dell'opera verdiana, è facile rendersi poi conto che Don Carlo aveva già aperto la stagione della Scala nel 1868, nel 1878, e nel 1926 con Toscanini (sebbene la prima serata della stagione non avesse forse, a quei tempi, tutto il rilievo anche mondano che sarà consacrato da Ghiringhelli, De Sabata e Callas). Un altro esempio ne è la ripetizione del diffuso errore, anche più facilmente evitabile, che vorrebbe un'inesistente stagione 1978-79 inaugurata da una ripresa del Boccanegra: la stagione del bicentenario (1977-78) fu programmaticamente una stagione non-stop, estesa a tutto il 1978 (e poi prolungata de facto sino al 12 gennaio 1979 con alcune repliche inizialmente non previste del Boccanegra, Don Carlo e del "dittico" raveliano), mentre la stagione 1979 non ebbe un'inaugurazione vera e propria e presentò il primo titolo nuovo il 21 gennaio, con la ripresa da Chicago del recente Paradise Lost di Penderecki.
Ma, ripeto, queste piccole e altre curiose inesattezze non ledono il grande interesse anche di questo saggio, la cui impostazione di fondo mantiene l'abbondanza e precisione dei riferimenti e delle annotazioni che già caratterizzavano il lavoro della De Benedictis.

Accuratissime le didascalie dell'apparato fotografico, con l'unica eccezione, forse, della datazione dell'immagine che, a pag. 164, ritrae insieme Zeffirelli, Abbado e Bogianckino durante la preparazione del Ballo in Maschera del 1972: poiché la rinunzia d'Abbado per motivi di salute risale alla seconda metà di novembre di quell'anno (l'opera fu poi diretta da Gavazzeni e Verchi), mi sembra più probabile che la foto sia stata scattata in quel mese e non in dicembre, come indicato invece in didascalia.

Ho già ricordato l'esauriente cronologia, ricchissima more scaligero di note e riferimenti alle circostanze salienti dei diversi spettacoli: dalla cancellazione in seguito al crollo di parte dell'intonaco del soffitto, dell'ultima replica di Don Carlo programmata per il 5 gennaio 1969; alla dedica a Carlo Porta, del quale ricorreva il bicentenario della nascita, dello spettacolo L'italiana in Algeri del 15 aprile 1975; al rinvio di due giorni del Boccanegra in programma per l'apertura della Fiera Campionaria il 14 aprile 1976, in seguito a un'indisposizione di Piero Cappuccilli. Proprio la diffusa dovizia di dettagli e la partecipazione emotiva generata dalla lettura di questa cronologia mi sembrano giustificare un certo senso d'amarezza per non avere visto annotato anche qui (come, avviene, invece, nella Cronologia ufficiale pubblicata dalla Scala e, soprattutto, come resta presente nel ricordo di moltissimi milanesi e Italiani), che il 12 e il 15 dicembre 1969 la seconda e la terza replica del Barbiere furono cancellate in segno di lutto per l'attentato di Piazza Fontana, avvenuto nel pomeriggio del 12. Ma a ricordare anche in questo volume le vittime della strage nel volume ha provveduto lo stesso Abbado, che dieci anni dopo diresse un concerto commemorativo correttamente registrato in cronologia.

Ho voluto un po' dilungarmi sui piccoli nei di questa pubblicazione anche perché non s'abbia l'impressione che gli elogi che, nel suo insieme, le vanno largamente riconosciuti nascano da una lettura superficiale o preconcetta in favore. Questo volume è importantissimo per l'assunto e per il valore dei contributi che raccoglie, il cui valore oggettivo trascende di gran lunga quello occasionale e celebrativo, e non dovrebbe mancare dalla biblioteca di nessun cultore di musica ed estimatore delle glorie del nostro teatro musicale.


Data creazione : 22/12/2008 @ 12:00
Ultima modifica : 08/09/2010 @ 00:18
Categoria : Cronache del Wanderer
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