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LETTERA SUL MATTINO di Napoli- POSTA DEI LETTORI – 5 GENNAIO 2009
Complice l’insonnia, il 30 Dicembre a notte fonda su Rai 1 ho visto con grandissima emozione la differita del Te Deum di Hector Berlioz diretto l’Ottobre scorso dal M° Claudio Abbado al Palasport di Bologna. A questo straordinario evento svoltosi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica hanno partecipato congiuntamente svariati complessi italiani: ben 3 orchestre, di cui 2 “giovanili”; 2 cori, l’uno “teatrale”, l’altro “sinfonico”; e 3 cori di voci bianche, uno dei quali denominato “Un coro in ogni scuola”. Dunque un meraviglioso concerto dall’alto valore simbolico che ha coinvolto quasi mille musicisti italiani ed europei, dai bambini agli adulti professionisti, in uno sforzo organizzativo ed artistico esemplare, proprio nel momento in cui nel nostro Paese si taglia sulla Cultura. Mi chiedo: in quale Paese sto vivendo? O meglio, che diamine di Paese la tv nazionale italiana va rappresentando?
Ho amici all’estero che, in occasione dei tradizionali auguri di fine anno, mi hanno ricordato con risolini di compatimento quello spettacolo imbarazzante trasmesso in diretta e in Eurovisione dal Senato della Repubblica il 21 Dicembre.
Mi rivolgo pertanto alle massime Autorità dello Stato Italiano e ai vertici della Radiotelevisione Italiana, di cui sono pagante canone obbligatorio, perché io, ma penso anche tantissimi miei connazionali, vorremmo essere rappresentati in Eurovisione da produzioni musicali della qualità espressa in questo concerto del M° Claudio Abbado, artista che da decenni onora l’Italia dirigendo le maggiori compagini sinfoniche al mondo e che, malgrado ciò, nei titoli di testa della trasmissione si fa appellare, molto umilmente, “concertatore”. Produzioni di questo genere credo debbano essere poste in vetrina ad illustrazione del livello artistico che il nostro Paese può e sa esprimere, anche in momenti di estrema difficoltà. Non certo quel desolante spettacolo affidato all’incerta direzione del M° Giovanni Allevi, pianista-compositore pop di debolissima ispirazione – come ha già sottolineato autorevolmente il M° Uto Ughi su La Stampa del 24 Dicembre - che, in un ormai ricorrente delirio mistificatorio, corroborato da robuste dosi di impudenza e di presunzione, va autoproclamandosi, rigorosamente senza alcun contraddittorio, con la compiacenza di innumerevoli fonti mediatiche, quale profeta della musica dell’avvenire e "messia" della nuova musica classica contemporanea. “Simpaticamente megalomane” si definisce il M° Allevi negli “spottoni” promozionali che gli vengono concessi a tambur battente su radio e tv pubbliche e private. Hector Berlioz doveva esserlo altrettanto (e forse anche meno simpaticamente). Tuttavia basta avere elementari rudimenti di armonia complementare per accorgersi che c’è più “novità” nell’attacco del Te Deum di Berlioz, scritto 160 anni or sono, che nell’intera opera del sedicente “novatore” ascolano del Terzo Millennio.
Ringrazio per l’attenzione e saluto cordialmente.
Laura Tòrgano
Data creazione : 16/01/2009 @ 01:01
Ultima modifica : 05/11/2009 @ 23:48
Categoria : Abbado nella stampa
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