Un bosco dei druidi per Re Abbado Tutta Milano in processione dal maestro torna alla Scala in cambio di verde pubblico «He is back!!!»: in inglese, e con tre punti esclamativi. E poi sotto, in stile trionfal-obamiano: «Yes we did!!». Così il sito del Cai, che in questo caso non sta per Club Alpino Italiano ma per Club Abbadiani Itineranti, ha salutato ieri la lieta novella. Il milanese Claudio Abbado, 76enne, torna alla Scala, cioè a quella che è stata casa sua, dopo un’assenza di 23 anni che a molti era sembrata un’ingiuria. Un digiuno che durava dal 1986, dopo 18 anni di direzione stabile dell’orchestra, rotto solo da una memorabile serata con i Berliner Philharmoniker il 15 febbraio 1993.
L’appuntamento è per il 4 e 6 giugno del 2010, in programma l’Ottava Sinfonia di Mahler con l’Orchestra della Scala e con l’Orchestra Mozart. Ieri alle 11 e 30 l’incontro risolutivo al Piermarini con il sovrintendente Stéphane Lissner, il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia Filippo Penati. Una piccola perlustrazione della Scala post-restauro, in cui non era ancora mai entrato. E poi, prima di una colazione con Lissner dal figlio del maestro, Daniele, per mettere a punto i dettagli tecnici dell’operazione, una specie di processione espiatoria per il centro della città (Scala, Galleria, piazza del Duomo) che a qualcuno ha fatto venire in mente il corteo per le strade cittadine di Carlo X nella storica regia ronconiana del Viaggio a Reims di Rossini. Cioè di quello che fu uno dei più celebrati spettacoli abbadiani, e che proprio ieri sera è stato ripreso alla Scala, con la direzione di Ottavio Dantone (Incasso devoluto alle popolazioni terremotate). Tout se tient, insomma: il re è di nuovo qui. E ottiene pure i suoi alberi, cioè i 90 mila da piantare in città che aveva chiesto come cachet «in natura» e condizione per tornare: pioppi cipressini, scelta avveduta di uno che una volta ha dichiarato di essere «in fondo al cuore, solo un giardiniere».
Tra Letizia Moratti con le sue implementazioni del verde pubblico in vista dell’Expo e Penati con il suo progetto di Metrobosco, è stata una specie di cavalleresco duello della politica per ottemperare al desiderio del maestro; e un ripetere che le richieste di Abbado, lungi dall’essere un’imposizione, erano una specie di impulso, o di firma, a un processo virtuoso già felicemente avviato. Sullo sfondo, anche, il sogno di un’azione umanitaria per il recupero dei giovani socialmente svantaggiati, come accade in Venezuela con l’Orchestra Simon Bolivar. E bisognava vedere, ieri, come il sindaco mostrava rendering e progetti: si comincia da cento alberi in vaso fra via Dante e via Orefici, ma in prospettiva ci sono pure un riarredo di piazza del Duomo e perfino un «bosco dei druidi» in piazza della Scala che detto così fa un po’ ridere, ma che certo delizierà i leghisti più affezionati alle tradizioni celtiche. Dalla Scala fanno sapere, felici come il gatto che ha mangiato il topo, «che se Claudio Abbado ha deciso di tornare è perché ha visto come sta andando il teatro»: come a dire che la fine dell’esilio è il miglior suggello per l’operato di Lissner.
Dalla città sopra gli anta amante della musica (radical chic ma non solo: sicuramente esulta pure Fedele Confalonieri) è invece un riandare nostalgico agli anni «del Claudio», che in piazza della Scala non furono solo di piombo ma anche d’oro zecchino. E si fa la classifica delle 100, 300, 500 serate da cardiopalma, degli spettacoli entrati nella storia, imprescindibili pietre di paragone per tutto ciò che venne dopo, paradisi perduti per gli abbadiani più drastici che Muti non riuscirono mai a farselo piacere. Certi Verdi tra i più impervi e trascurati, riportati a splendori: il Simon Boccanegra, soprattutto, e il Macbeth con Shirley Verrett. I Rossini della renaissance, genialmente filtrati attraverso l’estetica mozartiana: L’Italiana in Algeri, La Cenerentola, con Marilyn Horne, Lucia Valentini Terrani, Cecilia Gasdia. Lo scarnificato Wozzeck con la regia di Ronconi e le scene di Gae Aulenti. Il Boris nell’allestimento del Takanga. Anche, le serate per lavoratori e studenti dell’era Paolo Grassi e i superdiscussi concerti in fabbrica con Maurizio Pollini, nelle stagioni incandescenti dei conflitti sociali (tutto ciò vi ricorda qualcosa?)...(da seguire)
Data creazione : 08/04/2009 @ 18:57
Ultima modifica : 15/04/2009 @ 00:48
Categoria : Abbado nella stampa
Pagina letta 1776 volte
Anteprima di stampa
Stampa pagina
|