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Claudio ABBADO dirige la Sinfonica de la Juventud Venezolana Simon Bolivar al Festival di Lucerna-Pasqua, 19 marzo 2010)
L’altra sera a Lucerna era il concerto di rientro di Claudio Abbado in Europa, dopo due mesi passati in Venezuela ed alcuni concerti con la Sinfonica de la Juventud Venezolana Simon Bolivar che veniva per alcuni giorni a Lucerna. Innanzitutto, Abbado era molto in forma, saltando i gradini, dirigendo di nuovo con la sua bacchetta, sorridente, energico. Che quelli che si preoccupano della sua salute si rassicurano, sta molto bene, e come al solito, il contatto coi giovani lo galvanizza.
Una conversazione l'indomani con alcuni dei giovani membri di questa orchestra era edificante: " laddove ci conduce, andiamo", " ci rendiamo conto che suoniamo meglio senza sapere perché", " ci fa fare delle cose incredibili." Incredibile, ecco la parola.Anche se si assista a dieci concerti di Abbado all ‘anno, si dimentica ogni volta dopo alcuni mesi di assenza l'energia, il vigore, il dinamismo, la gioventù e lo spirito splendente di libertà che diffonde, verso i musicisti come verso il pubblico. È come un'eterna scoperta dell'evidenza: accade qualche cosa di forte, di raro, di profondo a, quasi, ogni concerto. L'altra sera a Lucerna, era una serata « miracolo ». La congiunzione di un programma magnifico, un'energia vitale, quasi selvaggia, ed un'orchestra assolutamente straordinaria, in stato di grazia. Appena il tempo di saltare sul podio ed la parossistica Suite Scythe di Prokofiev esplodei. Non sono un grande amante di questa musica potente, composta all'origine per un futuro balletto di Diaghilev, ma che non ebbe la chance di piacere. Per Diaghilev, dopo, Prokofiev farà " Chout." L'orchestra suona fortissimo, con una velocità sbalorditiva, la lettura è di una chiarezza cristallina, con precisione e rigore da far paura. L’orchestra suonando ci schiaccia letteralmente sulla poltrona. Una meraviglia. Ma che contrasto con la Lulu Sinfonia ! tutta raffinatezza, tutta finezza, tutta chiarezza e precisione anche, ma questa volta al posto del potere schiacciante, il luccichio, lo scintillio lirico delle note. Una musica di un lirismo stupefacente, là dove si è abituato piuttosto alla fredda chirurgia di un Boulez, la parte finale ci colpiscei, e risuona come il Mahler della Nona Sinfonia, di una tristezza irrimediabile, infinita. E poi una voce, fresca, liscia, alla tenuta ed alla tecnica perfette . Ecco Lulu, LA LULU, quella di Anna Prohaska, giovane soprano berlinese che Abbado vuole in Lulu. Abbado la vuole talmente che offre per lei un bis, " Ach ich fühl's" del Flauto Magico. Messa in prospettiva con la musica di Berg, la musica di Mozart produce una tristezza straziante. Un momento di eccezione, cantata con una dolcezza ed una profondità che stupiscono. La sinfonia Patetica, un pezzo d’obbligo perogni direttore ed ogni orchestra, e per tutti i pubblici viena fatta con una lettura che ricorda Mravinski, il grande direttore russo, ma che a riascoltare il vecchio direttore, va' ancora più in là nell'energia ed i contrasti. Le parti più liriche sono inasprite, la lettura è scorticata, sconvolgente. Viene il terzo movimento e questa esplosione di energia diventa ebbrezza sonora, oceano movimentato, (ah! Questi archi !! 13 contrabbassi, 15 violoncelli) a tal punto che il pubblico tenta di applaudire ma Abbado non segna neanche un silenzio tra il terzo ed il quarto movimento, che incatena e che rende tanto sbalorditivo di profondità, di amarezza, di dolorosa umanità. Cerco di esprimere attraverso le mie parole, che sento molto deboli, molto vuote, questa impressione di pienezza che afferra lo spettatore. Alla fine, sorrisi sazi, felici per Abbado e questa orchestra magnifica piena di energia, piena di " futuro", di entusiasmo, di impegno e soprattutto impeccabile macchina a fare della musica molto grande : un amico mi diceva scherzando, " erano buoni i Berliner, eh? "), tutto il pubblico fino alla quarta galleria balza letteralmente per una " standing ovation" delirante. Sì, bisogna andare a Lucerna, per vivere questi momenti di pura felicità stendhaliana. Una volta di più, l'incredibile giovane uomo di 76 anni ha trasformato un concerto in un Momento-monumento, in un momento di pura gioia, per il quale vale la pena di vivere.
Data creazione : 28/03/2010 @ 17:10
Ultima modifica : 08/09/2010 @ 00:18
Categoria : Cronache del Wanderer
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