|
"Il regista sceneggiatore Kris Kraus al suo secondo film (“Quattro minuti”, una drammatica durissima storia in un carcere femminile)) è destinato con pochi altri colleghi a far uscire il cinema tedesco dall'ombra" Così concludeva Callisto Cosulich, in Amadeus, nel luglio 2007, il suo articolo nel quale metteva in evidenza " una rara e completa fusione tra colonna musicale e vicenda visiva". L'uscita dall'ombra del cinema tedesco sarà certamente verificata tra non molto quando apparirà sugli schermi il prossimo film di Kraus , ma ciò che ci interessa e incuriosisce ora , subito, è il suo inaspettato sorprendente ingresso nel mondo della lirica come regista di un'opera impegnativa come il Fidelio" di Beethoven, direttore Claudio Abbado, al teatro Valli di Reggio Emilia ( 6, 8 aprile), poi a Madrid, Baden Baden, Ferrara. Aveva mai pensato , prima di essere chiamato da Claudio Abbado all'ipotesi di fare una regia lirica? "Mai, assolutamente. Fu una fulminante sorpresa e quando ricevetti la telefonata pensai che si trattasse di un errore..... qualche call center che volesse vendermi qualcosa promettendomi la luna. Prima di quel momento mai un pensiero alla regia lirica. E'un'avventura, un’occasione esaltante. Non posso crederci neanche ora E’ un sogno.” Kraus dopo quella telefonata informò subito Abbado del fatto che non era molto appassionato d’opera , (aveva visto un paio di spettacoli, non di più) perché , venendo dal cinema, non la considerava un mezzo espressivo moderno e che quindi forse non era la persona adatta. “No- fu la risposta – è esattamente quello che voglio” Come si sa il maestro è di poche parole e preferisce affidarsi ai fatti. Il regista tedesco è, come direbbe Nanni Moretti, “uno splendido quarantenne", dai modi gentili che incontrandolo, non inducono certo a pensare alla durezza coinvolgente del suo film. Nasce come scrittore , autore di romanzi , giornalista, poi sceneggiatore, ma da otto anni scrive solo per i suoi film. Il cinema è stata la sua passione fin dall' adolescenza, a 14, 15 anni, quando in Germania operava una generazione di registi ai quali si è variamente ispirato : Win Wenders , Werner Herzog, Fassbinder, i suoi modelli. Quando cioè, negli anni '70, '80 e inizio'90 il cinema tedesco era sulla cresta dell'onda, prima di cominciare un lungo periodo di declino. Ma da ragazzo curioso guardava anche “fuori”: era affascinato dal grande cinema europeo. Da Visconti e Fellini soprattutto. E la musica, che nel film ha un ruolo fondamentale , per nulla commento o elemento di supporto, come è entrata nella sua vita? "Ho studiato musica fin da piccolo, a 5 anni: flauto pianoforte senza però mai pensare di prendere la strada del professionismo. Amo la musica sinfonica tedesca: è questo il mio link al teatro. E la musica mi ha sempre influenzato. Per esempio di Beethoven amo in modo particolare quella sua magica combinazione di tenebre ed energia Ed è stato proprio in "Quattro minuti" che ho deciso di dare alla musica il ruolo di personaggio principale. Ero stanco di vedere film in qualche modo danneggiati da una musica sbagliata. La musica ha il ruolo di tramite tra testa e cuore , entra direttamente nelle teste e nei cuori" E la stessa cosa accade nell'opera? "In " Fidelio" la musica è indubbiamente di gran lunga superiore al libretto. Quando ho preso in mano il testo sono rimasto sconcertato. Il librettista del Fidelio doveva essere una specie di sceneggiatore dell'8oo, che aveva scritto il testo in pochi giorni chiuso in una stanza. Il nostro impegno ora è quello di arrivare a un equilibrio tra musica e testo. In “Fidelio” la grande filosofia che vuole migliorare il mondo è espressa con un linguaggio povero. Ci pensa la musica a creare e caratterizzare contenuti e personaggi. Passioni, dolori, amori: andremo in cerca di un equilibrio." Claudio Abbado e Kris Kraus appartengono a generazioni diverse come diverse per interessi e per misura di tempo sono le loro esperienze. Come è avvenuto il loro incontro prima della collaborazione ? “Divertente” lo definisce Kraus. “Quando arrivai a casa sua c’erano parecchie persone. Non riuscivo a riconoscere Claudio . Non l’avevo mai visto. Mi ha immediatamente individuato e mi è venuto incontro sorridente amichevole. Poi abbiamo cominciato subito a lavorare , anche se, a dire il vero, la prima l’impressione fu quella non tanto di un lavoro quanto di un gioco. Così prima di affrontare in particolare l’opera “Fidelio” abbiamo preso in considerazione il ”mondo di Fidelio”, punto di partenza necessario per lavorare insieme . Gli dissi soprattutto cosa pensavo per il finale. Fu d’accordo . Se devi raccontare una storia di prigioni devi mostrarla, la prigione. Diedi un suggerimento. L’accolse . E stato l’inizio dell’avventura” Un inizio di collaborazione su buoni presupposti. Continua Kraus : “Sono felice che Claudio Abbado abbia avuto cosi tanto coraggio da pensare di lavorare con un ragazzo tedesco che non ha mai fatto una regia d’opera prima d’ora. Adoro il suo coraggio, è un uomo che ama il rischio e le sfide. Quale sarà il risultato ? Adesso non lo possiamo ancora conoscere.” Dopo quell’incontro Kraus cominciò il suo percorso di avvicinamento all’opera “Sono diventato un fan di Fidelio, ci penso 500 svolte al giorno. Non riesco a dire se amo una parte più dell’altra di quest’opera. Perché Fidelio è un mondo. Amo forse soprattutto i finali dei due atti , ma in realtà ho capito che quest’opera va considerata come un tutt’ unico. “ A proposito dell’unica opera beethoveniana è interessante ricordare quanto scrive Giorgio Pestelli in un suo saggio: “……quella fede nella positività della vita, quella sostanza morale insomma che Beethoven condensa in “Sonate” e “Sinfonie” in una forma compiuta quanto cifrata, nel “Fidelio” è “messa in scena” diventa teatro , percepita anche fisicamente dall’occhio dello spettatore in sala. L’opera dunque appare stimolante per una contemporanea rilettura drammaturgica? “E stato un problema che mi sono posto quando ho cominciato a pensare alla messa in scena dell’opera e quando, ascoltandola per la prima volta, Abbado mi ha parlato della musica. In effetti le idee di allora non sono morte; il raggiungimento della libertà, il riconoscimento dei diritti civili sono temi che anche e soprattutto oggi sono di attualità. Quello che è profondamente cambiato è il sentimento della speranza in un mondo migliore. Una speranza che non muore mai , ma che negli anni è andata via via assottigliandosi. L’oggi è evidentemente molto lontano dai tempi della Rivoluzione Francese , in cui si svolge il racconto: ciò mi ha portato a pormi alcune domande sulla mia regia, soprattutto nell’affrontare il finale dell’opera Il” Fidelio” ha tenuto Kraus impegnato in Italia per un intero mese di prove. Ma il regista non ha abbandonato il cinema: il suo nuovo film è già pronto e attende i suoi ultimi interventi. Non ha niente a che fare con “Quattro minuti” , è un film storico dal titolo “Poll”, nome di un castello nella Russia dell’Ovest. E una storia d’amore ambientata nel periodo precedente alla Prima Guerra Mondiale. Il personaggio principale? “ E’ un pianista” Dalla musica non si sfugge
Data creazione : 03/04/2008 @ 11:45
Ultima modifica : 03/04/2008 @ 11:45
Categoria : I Programmi 2008 di Claudio Abbado
Pagina letta 2590 volte
Anteprima di stampa
Stampa pagina
|