Numero di opinioni1 |
da mascherpa
14/04/2008 @ 11:10
Giulia ha già detto tutto ed è possibile solo aggiungere qualche impressione personale. A me la regia di Kraus è parecchio piaciuta, anche per il lavoro notevole sulla gestualità dei personaggi. Di certo, la lettura della vicenda è "fuor di libretto": Pizarro m'è apparso non tanto come il malvagio-macchietta, quanto come una sorta di malconcio reduce da Valmy (1792) messo a fare il ministro di polizia nell'effimera Repubblica Partenopea (1797-99), dove usa una mano troppo dura.
Ma le confuse speranze suscitate dal "provvidenziale" arrivo dell'Esercito di Santa Fede (1799, appunto, con l'ineffabile Cardinale Ruffo di Calabria al seguito), sfumano in un batter d'occhio, e al posto d'una ghigliottina ne spuntano sette od otto, mentre il popolo "esultante",e per il momento inconsapevole, viene "cordonato" dalla "nuova" polizia (composta ovviamente dagli stessi figuri di prima) come se si trattasse di quello del Boris o della Kovancina. Un altro spettatore, forse in modo piú convincente anche grazie alla maggiore rilevanza storica dell'evento, ha riferito la rilettura della vicenda operata da Chris Kraus alla delusione seguita alla guerra d'indipendenza spagnola contro Napoleone, con il tradimento della Costituzione di Cadice da parte dei reintronati Borbone di Spagna (nel giro di pochi anni si giungerà a quella che è entrata nella storia spagnola come la ominosa década de Calomarde, dal nome del prediletto ministro di Ferdinando VII, che chiuse per qualche tempo le università spagnole sostituendole con iscuole di tauromachia...).
Può essere questo smascheramento contradditorio con il pensiero di Beethoven? Già ai tempi del primo Fidelio, era stata strappata l'originaria dedica dell'Eroica al Bonaparte, e questo vale a maggior ragione per la Leonore del 1806, seconda versione dell'opera. Supporre che nel 1814, all'atto di licenziare la terza e definitiva versione, Beethoven potesse avere grandi speranze nella futura politica dell'astro nascebte Metternich mi sembrerebbe fare un bel torto alla sua intelligenza. Il successo pieno dell'opera arrivò poi solo con le riprese a partire dal 1822, quando la politica della Santa Alleanza era ormai perfettamente delineata e il pubblico non poteva cullarsi ancora in illusioni illuministiche. Proprio cosí "fuori", quindi, le "libertà" che s'è preso Kraus?
In un quadro generale di notevole bellezza visiva, la sedia a rotelle sulla quale circola Pizarro e con la quale poi giocano Leonora e Florestano, appare senz'altro un vecchiotto déja vu; però non si può negare a Kraus il merito d'avere usato molto bene la menomazione fisica di Pizarro per rendere credibile la vittoria di Leonora. Di solito riesce completamente assurdo che costei possa sfuggire al pugnale del vilain: infatti, almeno 95 persone su cento non riuscirebbero a tirar fuori di tasca una pistola prima d'essere squartate dal pugnale di qualcuno avvezzo a usarlo e non limitato nei prorpi movimenti. A me Surjan è apparso come interprete perfetto, e mi chiedo che senso avrebbe avuto un maggiore spessore vocale, richiesto da qualcuno dei solitoi vociòmani, in una presentazione come quella di queste serate. Le parti di Leonora e di Florestano, si sa bene, sono, specie la seconda, difficiline, e la gradevolezza sonora lasciava talvolta un po' a desiderare. Però è assai raro percepire come dall'interprete di queste serate tutta la fragilità femminile del personaggio e lo sforzo per dominarla. Anche il problema di Forbis si riduce in definitiva, a mio parere, a quello d'una notevole (e non sempre gradevole) disomogeneità di registro. Però note e fraseggio c'erano, eccome: per me i Nemorini e gli Ernesti sono una cosa (apprezzabilissima, sia chiaro), i Florestani e i Siegmund un'altra. Tito Schipa se n'è tenuto alla larga...
Al di sopra d'ogni elogio il doppio coro. Ottima, come sua abitudine, la Kleiter.
Per Dohmen e Abbado sono notoriamente "prevenuto a favore", ed è superfluo che dica la mia. |