Domenica 9 l´anniversario.
Stasera a Milano l´omaggio dell´orchestra Verdi
Buon compleanno Giulini novanta, tutti in musica
Il 6 giugno Torino lo festeggerà con un concerto dell´orchestra Rai al Lingotto Altre manifestazioni sono previste a Roma, Firenze Parigi e Los Angeles PAOLA ZONCA MILANO -
«Negli ultimi tempi ho abbandonato del tutto la musica. Preferisco rileggere i classici che mi appassionavano da ragazzo. In questo momento sul mio comodino ci sono i Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Che scrittura meravigliosa! Ringrazio Dio per non avermi tolto il dono della vista». È strano che a pronunciare una frase così definitiva sia proprio Carlo Maria Giulini, uno dei più grandi direttori d´orchestra del Novecento, uomo schivo, fiero, disinteressato alle luci della ribalta, che alla musica ha riservato una dedizione incondizionata. Il maestro, che è nato a Barletta ma da tempo vive a Milano, compie 90 anni il 9 maggio; sul podio delle più grandi orchestre del mondo ne ha trascorsi 54, fino a quando, nel 1998, ha deciso di deporre la bacchetta. «Volevo evitare il declino e lasciare un bel ricordo di quello che ho fatto. Spero di aver servito bene la musica, mi auguro che resti qualcosa» dice. In questi giorni le più grandi istituzioni festeggiano il suo compleanno: stasera a Milano Riccardo Chailly gli dedica il suo concerto con l´Orchestra Verdi (di cui Giulini è direttore emerito), ma iniziative si annunciano anche a Torino (il 6 giungo al Lingotto), Roma, Firenze, Parigi e Los Angeles.Quali sono i ricordi più belli della sua lunga carriera?«Sono legati agli anni prima della guerra, quando suonavo come viola di fila nell´orchestra dell´Augusteo. È stato lì che ho avuto la fortuna di entrare in contatto coi più grandi direttori del tempo: Klemperer, Furtwangler, De Sabata, Strauss, Walter. Un periodo eccezionale. Dico sempre che aver studiato con bravi maestri, aver suonato in orchestra e in quartetto sono stati la mia vera ricchezza».Ma quale è il concerto o l´opera a cui è più affezionato?«Non saprei dire: in ogni occasione ho cercato di dare tutto me stesso. Prima dei concerti, in camerino, mi assaliva una paura grandissima, ma poi, sul podio, quando cominciava la musica, la tensione si stemperava. Ho avuto una grande fortuna: quella di avere in dono un gesto capace di trasmettere le emozioni che provavo. È una cosa che non si può imparare, lo dico ancora a quei giovani direttori che ogni tanto mi vengono a trovare e mi mostrano le loro partiture». Sulla sua magnifica carriera, Giulini sorvola, anche perché sarebbero troppe le cose da rievocare, a partire dal debutto con l´Orchestra di Santa Cecilia nel ´44 per celebrare la Liberazione di Roma. Nel ´51 De Sabata lo volle alla Scala come assistente e nel ´54 divenne suo erede. Da lì l´inizio della carriera internazionale, sul podio di tante orchestre: Chicago Symphony, Berliner Symphoniker, Royal Concertgebouw, Los Angeles Philharmonic, Maggio fiorentino. Inoltre l´opera, con trionfali rappresentazioni alla Scala e in altri teatri, fino all´abbandono della lirica nel 1982. Dunque, ora, maestro, non ascolta più neppure i dischi?«Non li ho mai ascoltati, né i miei né quelli degli altri colleghi. La musica è sempre stata solo nella mia testa».