Benvenuti in Italia !

Il Club Abbadiani Itineranti e tutti gli abbadiani sono felici dell'arrivo in Italia dei Berliner Philharmoniker e di Claudio Abbado, per un ciclo Beethoven che comprende l'integrale delle Sinfonie e dei Concerti per pianoforte.

Il pubblico Italiano potrà rendersi conto direttamente della vanità di diffondere rumori sul "suono perduto" dei Berliner. Potrà anche capire quanto Claudio Abbado sia un direttore sempre in "movimento", mai fermo su un'interpretazione, e che serve un'arte sempre in "divenire" , mai rinchiuso nella polvere dei Musei.

Gli abbadiani seguiranno tutti i concerti, in sala o in Radio. Ma il Club Abbadiani Itineranti deplora che molti abbiano preferito seguire il ciclo in sala a Vienna piuttosto che a Roma!

Infatti, i prezzi viennesi essendo tre volte più bassi di quelli italiani (abbonamento a 2 Milioni a Roma, a 700000 Lire a Vienna!!) , costa meno andare a Vienna che a Roma. L'Italia ha molte lezioni da ricevere in materia di diffusione musicale e di sostegno alla musica classica. Ed è deplorevole che tanti soci non possono applaudire Claudio quando dirige nel suo paese.

Vergogna.


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Claudio Abbado a Roma

Benvenuti ai Berliner

La nostra gioia

Vedere il programma completo previsto dalla RAI:
Speciale Abbado Festival

E' difficile esprimere con poche righe la nostra gioia immensa di vedere Claudio Abbado con i "suoi" Berliner tornare in Italia con un programma Beethoven, da sempre cavallo di battaglia dell'Orchestra Filarmonica di Berlino.
Tutti quelli che hanno sentito e risentito l'integrale appena uscita dalla DG sanno la sorpresa che rappresentera per il pubblico romano sentire questa musica che credevamo conoscere.
Sarà anche per loro una sorpresa ritrovare Claudio Abbado in veste beethoveniana, poco dopo esser stato celebrato in veste verdiana... Sorpresa perché vedranno un Abbado stimolato dalla musica, dai progetti, guardando sempre verso l'avvenire e senza concessioni alle mode.
A questo punto della carriera (ricordiamo - perche certi, spesso in Italia - lo dimenticano, che questa carriera è solo paragonabile a quella di Karajan),Claudio Abbado potrebbe semplicemente trarne i vantaggi gloriosi, e che invece ha rinunciato volontariamente alla gloria stabile ed istituzionale dei Berliner per andare verso la libertà di costruire progetti, di aiutare i giovani, di "fare musica insieme", (la sua espressione favorita).
Bella lezione di perseverenza, di amore e di passione !
Evviva!


La Repubblica del 4 Febbraio

Abbado e Berliner, un evento

Da giovedì a Santa Cecilia un'intera settimana dedicata ai Concerti e alle Sinfonie del musicista tedesco, con i più grandi pianisti del mondo

LEONETTA BENTIVOGLIO

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ROMA Inizio del 2001 all'insegna della grande musica. Dopo l'imponentissima kermesse verdiana delle settimane scorse, per una volta, e al di là di ogni retorica, è ancora l'Italia ad accentrare l'attenzione internazionale in campo musicale ai massimi livelli. E su questo territorio finalmente è Roma a diventare sede di un evento: termine, si sa, fatale e giornalisticamente abusato. Ma che in questo caso giunge opportuno e ben commisurato al fatto che segnala.
Arrivano a Santa Cecilia la Filarmonica di Berlino e Claudio Abbado per un megafestival Beethoven, nel corso del quale eseguiranno l'intero ciclo delle Sinfonie e dei Concerti per pianoforte e orchestra. Insieme a loro suoneranno cinque pianisti favolosi: Alfred Brendel, Martha Argerich, Evgenij Kissin, Gianluca Cascioli e Maurizio Pollini, per la prima volta riuniti in uno stesso programma serrato e concentrato.
Una serie di convergenze piuttosto impressionante, per una settimana musicale che stimola con naturalezza i superlativi: se ne parla da più di un anno, la lotta per i biglietti è finita da un pezzo (tutto esaurito, senza speranze per i ritardatari), l'attesa è veramente enorme. Organizzato e voluto da Santa Cecilia (Luciano Berio, presidente dell'Accademia, è stato il primo, entusiasta motore dell'impresa), il festival Beethoven occuperà l'Auditorio romano di Via della Conciliazione: si parte giovedì 8, con inaugurazione fastosa e prevedibilmente molto presidiata (tra gli ospiti della serata figurano il Capo dello Stato Ciampi e innumerevoli ministri) e si arriva fino al 15 con sei serate, tutte con inizio alle 20. Nel frattempo il 12 febbraio, mentre i Berliner sono a Roma, l'orchestra di Santa Cecilia sarà a Berlino per suonare nella sede della Filarmonica tedesca. Uno "scambio" di cortesie musicali e un'ospitalità senza precedenti tra le orchestre italiane.
Straordinari i protagonisti del festival romano. In campo c'è un'orchestra carismatica, tra le migliori del mondo e (forse) la migliore in Europa (il primato è conteso solo dai "rivali" Wiener Philharmoniker), che era assente da Roma dal '93 (ma l'apparizione precedente risale addirittura al '58, quando i Berliner Philharmoniker giunsero nella capitale con Karajan), forgiata da direttori quali Furtwängler e Karajan, e definita dalla propria storia portabandiera eletta dei capolavori sinfonici classici e romantici. Li guida dal podio un direttore tra i massimi del nostro tempo, di apparizioni rare in Italia (dov'è amatissimo), da quando, nell?89, assunse (scelto dall'orchestra) la direzione dell'orchestra dei Berliner, di cui in questi anni ha ampliato molto il repertorio e ringiovanito le fila, e con la quale, tra l'altro, ha appena inciso tutte le sinfonie di Beethoven (uscito in dicembre, il cofanetto Deutsche Grammophon, composto da cinque cd, è già considerato un'interpretazione "di riferimento"). E ancora, in locandina, spiccano i nomi di cinque solisti che rappresentano il meglio dell'odierno pianismo internazionale, in una sorta di pregiatissimo mix di generazioni e scuole. Somma partita, di quelle che si faranno ricordare.

Il Corriere della sera (8 febbraio)


«Un onore poter suonare Beethoven con Abbado»

Valerio Cappelli

ROMA - Gianluca Cascioli è il più giovane pianista del quintetto stellare che, da domani al 15 febbraio, suonerà a Santa Cecilia con Claudio Abbado e i Berliner Philharmoniker in un?iniziativa senza precedenti: l'integrale delle Nove Sinfonie e dei Cinque Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven. La prima volta che Abbado resterà a Roma così a lungo; la prima volta che i «suoi» Berliner suoneranno per una maratona monografica italiana (il ciclo sarà ripetuto a Vienna); la prima volta che cinque tra i maggiori pianisti del mondo si troveranno a fianco a fianco. Ci sono Pollini e Argerich, Brendel e Kissin. Cascioli sarà impegnato lunedì 12 febbraio nel primo Concerto, «quello meno richiesto, l'ho già suonato due volte con Abbado». Soppesa le parole a una a una, un intellettuale con un volto che, a 21 anni, resta da bambino: «Non l'ho mai avvertito come un problema. Può essere un problema per la critica: indipendentemente da come suoni, se sei giovane... Per me l'età non conta. Il pubblico reagisce in modo spontaneo alla mia baby face». Il torinese Cascioli ha bruciato le tappe, tocco leggero, agilità, virtuosismi e a 15 anni la vittoria al concorso «Micheli». Ha cominciato a 8 anni strimpellando un organetto elettrico nello stand di un grande magazzino.
La musica le ha rubato l?adolescenza?
«No, ho sempre fatto quello che mi piaceva. Ma la vita del concertismo non mi interessa più di tanto».
A lei piace anche dirigere e comporre.
«Sì, ho scritto una Sinfonia, alcune Sonate e un Quartetto, recuperando la tonalità e il contatto col pubblico, senza pensare a correnti e tendenze, senza ideologie e polemiche con la dodecafonia: se aggiungo una parola non vuol dire che devo cancellare quella precedente».
Cascioli, che cosa rappresenta, per lei, partecipare a questo evento?
«E' un onore, un ciclo con la migliore orchestra del mondo, guidata da Abbado che è all'apice della carriera. Devo ringraziare lui se mi trovo in mezzo a questa "combriccola". Con Abbado è facile lavorare, t'ascolta, è aperto».
In giuria, quando vinse il concorso «Micheli», c'era pure Maurizio Pollini.
«E' una persona timida, sono stato molte volte a casa sua, suo figlio Daniele è mio amico. In un seminario all'Accademia di Imola, Pollini mi chiarì le sue idee su Beethoven, dice che è un compositore radicale e che va suonato con decisione. Pollini sperimenta, prova e magari torna al punto di partenza. Cerca, cerca, cerca... Un grande».
Pollini è il suo pianista preferito con Arturo Benedetti Michelangeli e Marta Argerich.
«E con Schnabel. Ci si può avvicinare agli interpreti del passato meglio dei viventi. Una volta le case discografiche non si impicciavano del lavoro dei solisti. Oggi, invece, se non ti imponi, si intrufolano su ogni battuta che suoni».
In un concerto a Santa Cecilia dedicato ai bambini, hanno domandato a un piccolo spettatore: chi è Beethoven? E lui, pensando al film: «Un cane».
«Non è così grave. Se a un adulto, la sera ai quiz in tv, domandi chi ha scritto "La Traviata", ti risponde: "Puccini"».
E' vero che lei studia solo due ore al giorno?
«Sì, ma non vuol dire niente. Meglio due ore sulla forza delle idee che otto di studio meccanico. Io penso alla musica tutto il giorno».